"NEL MIO DISORDINE" Recensione
di Federico Genta su www.lastampa.it - 26 aprile, 2010
Ilaria Pastore fa la sua comparsa ufficiale nel panorama musicale nostrano, con un lavoro completo e ben delineato. Nessun grido o tentativo impacciato di colpire. Gioca con le parole e con la musica, tra realtà e fantasia. Il tutto con gran semplicità. Disarmante.
«Benvenuti in questo luogo di personaggi inventati ed oscillanti, non abbiate timore di accomodarvi in questa casa caotica, piena di storie vere, riflessioni, vestiti da riordinare, perplessità, parole di conforto e calzini spaiati. Si parla d'amore, di femminilità, delle difficoltà della vita, disagio, ma anche equilibrio e gioia».
Le canzoni:
1- la chiamano notte,
2- occhi lucidi,
3- a volte,
4- ora,
5- miele, 6- i passi avanti,
7- cèu,
8- addosso,
9- fermo immagine,
10- soňia
Percussioni e suoni acustici di chitarre e basso. C'è un'atmosfera di stanza, di confidenza leggera. E' la cornice ad una voce tutt'altro che scontata. Che alterna ritmo a melodie che si prolungano e giocano tra le note.
«Dieci brani che disegnano il percorso da “cantastorie” assaporato fin’ora e condiviso insieme ai suoi musicisti e alle tante persone che seguono e ascoltano le sue canzoni. Un disco molto personale, introspettivo e anche sfacciato. Una nudità gentile, all’apparenza».
La produzione artistica dell'album, in cui ha creduto la milanese Totally Unnecessary records, è stata firmata da Ilaria insieme al chitarrista Gipo Gurrado. Completano il trio di musicisti Lucio Fasino e Antonio Fusco.
"NEL MIO DISORDINE" Recensione
di Massimo Sannella su www.beatbopalulait - 23 aprile, 2010
Uno spirito candido e una chitarra che invece di suonare diventa un paio d'ali per sopravvivere come un aquilone, tra folate di vento e fruscii di nuvole bianche come batuffoli d'ovatta. E' l'immaginifico sensibile che si ha in dono da questa giovane cantautrice milanese, Ilaria Pastore al suo debutto discografico con Nel mio disordine, dieci semi cantautoriali che germogliano come dentro una porzione di vita vista dall'ottica tra il basso e dopo il mezzo, dall'alto di storie personali, sogni e passepartout per resoconti agrodolci e maturi.
Ma dietro il torpore e la rarefazione c'è anche molto studio e una perfetta gestione dei tempi musicali, con dolci provocazioni etniche di percussioni e tamburelli in La chiamano notte, Occhi lucidi, che subentrano come espressione rimarcante di situazioni lontane riavvicinatesi all'improvviso e che la frizzante vocalità dell'artista ammaestra, domina e ne spiega gli anfratti; con Luca Fasino basso e contrabbasso e Antonio Fusco batteria e percussioni, la cantautrice tesse un pop d'autore intimista, jazzato e tagliato "per un ascolto consapevole", libero, senza orpelli e strass, semplice e pulito, inattaccabile dalle classificazioni generaliste che vengono attribuite al genere.
L'essere donna, nel contesto di affascinante, indefinibile, fragile e forte nel contempo, è posto al centro di tutto non come finzione infastidita di amori e dintorni tanto per scriverci su righe di spartito, ma come vera personalità pulsante, integra nei i suoi se e ma; e non ci vuole molto per raccogliere il significato di tutto ciò, è sufficiente "abitare il tempo" e inseguire le note della sua chitarra e gli strati del suo cielo vocale per scampoli di latin-jazz acustici e spazzolati di Miele e I passi avanti, nell'armonia arpeggiata che profuma di erba fresca tagliata al mattino nebbioso in Ceu, al fianco della cristallinità di sale e di gocce acquose di un Fender Rhodes in Fermo immagine per essere frullati in un mondo dalle perfezioni color pastello, soffuse e vivide di passioni delicate e teneramente floreali.
Emozioni e fremiti in un debutto che sottolinea una trasparenza, una speranza di una "evoluzione della specie" cantautorale vista dalla prospettiva dell'altra metà del cielo, dove la non ambizione - falsamente pura - del sogno seriale di "essere in un disco" a tutti i costi resta all'angolo mentre il lusso della squisita naturalezza di donna che racconta " la sua donna dentro" è qui, splendidamente vera, davanti a noi. Per rimanerci.
"16/03/10 Live a LA CASA 139 - Milano"
Recensione di Roberto Fava su www.musicalnews.com - 08 aprile, 2010
Ieri alla Casa 139 di Milano abbiamo seguito la presentazione del disco di debutto di Ilaria Pastore che ci ha trascinati nel suo mondo disordinato dimostrando una grandissima maturita' Una cantastorie sospesa in un mondo a meta tra realta e finzione.
Ilaria Pastore, Milanese di nascita (ma pugliese di sangue), classe 1980, studia Chitarra sin da giovanissima con il supporto di chitarristi del calibro di Walter Lupi e Gigi Cifarelli. Parallelamente porta avanti lo studio del canto prima con il soprano Maria Consoli, poi con Debora Quattrini e, collaborazione che dura tutt'oggi, con la grande didatta Daniela Panetta.
I primi riconoscimenti per lei arrivano nel 2006 quando nasce il progetto "Ilaria Pastore Trio" col quale partecipa a numerose rassegne e conquista il primo posto in vari concorsi tra cui Nuova Musica Italiana, DBMuzicZone, Premio Poggio Bustone, Liberi Gruppi di Radio Popolare, partecipa ad Arezzo Wave Love Festival ed è finalista di Risonanze Unplugged e Biella Festival.
Il progetto continua con la realizzazione di un demo che riscuote un certo successo sia di vendite che di critica e le permette di alimentare la nicchia che la segue con attenzione ed entusiasmo.
E con questo bagaglio di esperienze che Ilaria arriva al suo debutto discografico con il suo progetto indipendente presentato ieri sera alla Casa 139 di Milano. "Nel mio disordine" (etichetta Tottally Unnacessary Records) più che il titolo di un disco suona
come il suo motto, perchè Ilaria saluta il suo pubblico nel disordine di un palco volutamente disordinato e scherza dicendo che le sembra di stare nella sua stanza.Il disordine è il suo stile e le sue canzoni raccontano storie che lei stessa definisce sospese tra la realtà e la finzione. Perchè nel disco di Ilaria non tutto e vero e non tutto è frutto della sua fantasia, ma tutto fa pensare che questa raffinata Cantastorie sia una grande osservatrice del mondo, del tempo e di tutto quanto le sta intorno, sia reale o immaginato.
La grande carica artistica arriva sicuramente dai testi delle sue canzoni ma apprezzabilissimi e assolutamente raffinati risultano anche gli arrangiamenti realizzati con Gippo Gurrado e gli stessi musicisti che formarono con lei l' "Ilaria Pastore Trio" ovvero Lucio Fasino e Antonio Fusco. Velati e raffinati richiami alla musica Jazz, senza cadere però in eccessi, su melodie piacevoli al primo ascolto.
Uscendo dalla Casa 139 abbiamo avuto la netta sensazione di aver ascoltato un'artista che appena nata ha già molto da raccontare e che ha saputo creare una band ed un gruppo di lavoro con il giusto passo per fare grandi cose anche in futuro.
Se volete maggiori informazioni su Ilaria Pastore e sulla sua musica troverete tutte le info e alcuni brani estratti dal suo primo CD sul suo myspace.
A tutti i lettori di MusicalNews diciamo.. benvenuti nel disordine di Ilaria Pastore.
"NEL MIO DISORDINE" Recensione
di Elena Raugei su www.ilmucchio.it - 08 aprile, 2010
Album d'esordio per Ilaria Pastore, cantastorie che invita gentilmente a entrare nella sua "casa caotica, piena di storie vere, di riflessioni, vestiti da riordinare, calzini spaiati, perplessità ma anche parole di conforto". "Nel mio disordine", che arriva finalmente a sintetizzare un decennio di concerti, studi, concorsi e demo, allinea dieci canzoni – scritte, arrangiate e prodotte in prima persona, quantunque con il supporto dei fidi musicisti Lucio Fasino e Antonio Fusco nonché del chitarrista/produttore Gipo Gurrado - che suonano per la verità ben organizzate nel miscelare acustiche, cantato melodico sufficientemente personale e sfumature fiabesche, dai colori decisi (a tratti viene in mente la disciolta band toscana La Camera Migliore, per chi se la ricordasse).
A livello tematico si traccia un ideale itinerario narrativo cementato dal senso del tempo, percorrendo le varie fasi, quando gioiose quando dolorose, dell'esistenza. Episodi come "La chiamano notte", "Occhi lucidi", "A volte" e "Ora" evidenziano l'abilità nel gestire i dettagli, nell'inserire elementi, come elettriche mai troppo invasive, fiati immaginifici o tasti sognanti, in grado di impreziosire, valorizzare composizioni sicuramente gradevoli nella loro fragrante, morbida semplicità di base. La songwriter lombarda sa insomma come muoversi e lo fa aggirando le banalità del pop sin troppo orecchiabile, votandosi viceversa alla ricerca, all'affinamento di un proprio linguaggio espressivo. Da incoraggiare.
"NEL MIO DISORDINE" Recensione
di Annalisa Esposito su www.whipart.it - 06 aprile, 2010
Entrando nel disordine di Ilaria Pastore, ci si ritrova davanti ad una casa caotica, storie vere, riflessioni, vestiti da riordinare, calzini spaiati, perplessità ma anche parole di conforto. Tutto sembra infinito tra il freddo e la nebbia di Milano, come l'odore inconfondibile che arriva insieme al risveglio, le lamentele e il sapore che viaggiano in mezzo alla polvere e al disordine; il cibo, i libri, la voglia di fare, le certezze, le amicizie: quel tutto che nel tempo si trasforma.
Grazie al progetto Ilaria Pastore Trio(Ilaria Pastore, voce e chitarra acustica; Lucio Fasino, basso e contrabbasso; Antonio Fusco, batteria e percussioni) e al demo autoprodotto registrato nel 2006, Ilaria si esibisce in tutta Italia e partecipa a vari concorsi e manifestazioni (Vincitrice di Liberi Gruppi, DB Music Zone, Nuova Musica Italiana, Premio Poggio Bustone - Finalista di Primo Maggio tutto l'anno 2006), fino all'incontro con l'etichetta indipendente Totally Unnecessary Records.
Il suo primo disco d'esordio, Nel mio disordine, nei negozi dall' 8 aprile, presenta un filo conduttore, ovvero il tempo, che scorre attraverso varie storie d'amore, di femminilità, percorrendo le difficoltà delle vita quotidiana, tra equilibrio e disagio, ma anche tra gioia ed entusiasmo. Un sorriso per una lacrima. Una cicatrice per una ferita.
Una profonda distrazione per una esuberante emozione. L'album è il racconto di una vita attraverso le sue diverse fasi.I brani, scritti, arrangiati e prodotti dalla stessa cantastorie milanese, in collaborazione con i musicisti Lucio Fasino e Antonio Fusco e il chitarrista e produttore Gipo Gurrado (con cui Ilaria firma anche la produzione artistica del disco), sono esperienze metabolizzate e aforismi indispensabili, frutto di un amore per la vita e per la musica che non si arresta mai. Sonorità che si evolvono e si adattano ai cambiamenti interni ed esterni; stati d'animo che si confondo; amanti che si perdono e si fondono; colori e polvere di un disordine, di un caos, di un processo pieno di domande e conclusioni. Un album piacevole e amabile, sottofondo ideale per creare atmosfere surreali, magiche, fiabesche, catartiche.
In questo disco Ilaria Pastore prende le sembianze di un folletto che cammina sulle note contando i suoi passi in avanti, guidata da uno spirito romantico e alla ricerca del concetto di anima, del senso di amore, delle proprie orme cresciute nel tempo, delle proprie orme ormai perdute, confusa da mille storie, dalle tante strade percorse a piedi. Avvolta da quell'impulso strano e inarrestabile «che fa di noi quegli esseri compatibili in un istante, imprescindibili in un istante».
"NEL MIO DISORDINE" Recensione
di Michele Monina su www.popon.it - 01 aprile, 2010
"Ciao Paolè, sti giorni sto in fissa con l'album d'esordio di Ilaria Pastore. Recensisco?"
"Ok! Ma parla principalmente del disco e non di te, mi raccomando! ;-)"
"Una recensione in cui si parla del disco? Mai sentita una roba del genere, ma se ti piace farlo strano, ok, mi adeguo. ;-)"
"Anche se la tua follia è una delle poche certezze della vita, è bello comunque averne continua conferma. :-)"
Questo lo scambio di mail tra me e Paola De Simone, la direttrice di Popon, che ha portato alla stesura della recensione che state leggendo. Del perché Paola mi chiedesse, emoticon ammiccante a fare da corredo, di non parlare di me è facilmente comprensibile per chiunque abbia avuto la sventura di leggere qualche mio scritto di musica (e non). Non ho citato questo scambio epistolare per autoreferenzialità, o almeno non più del solito (cioè, usando l'autoreferenzialità a scopo didattico e didascalico), ma perché mi è davvero suonato curioso, quasi profetico, il tirare in ballo la follia da parte di Paola in questo preciso momento, e soprattutto nel corso di uno scambio epistolare che aveva per oggetto un album che si intitola Nel mio disordine. Ora, dire che cercherò di essere logico sarebbe come il rinnegare quanto espresso fin qui, quindi, vi prego, fate lo sforzo intellettivo di seguirmi nella gimcana di ragionamenti che proverò a fare riguardo le dieci canzoni che compongono l'album di esordio di una tra le più interessanti cantautrici del nostro panorama musicale (e già qualcosa di concreto l'ho detto, un primo passo è fatto). Il nome di Ilaria Pastore girava da un po' nell'aria. E per aria intendo gli ambienti musicali, quelli del sottobosco discografico, della scena live, dei concorsi, insomma, il suo era un nome da tenere d'occhio, dicevano i bene informati. Bene informati che, va detto, una volta tanto avevano ragione. Perché Ilaria Pastore è una piccola grande autrice. Piccola perché al suo esordio. Grande perché già con una sua voce, una sua poetica. Una su cui chi scrive è pronto a giocarsi quel poco di faccia che gli è rimasta (una faccia dipinta di cerone bianco, con occhiaie arancioni ben profonde e occhi verde gatto, si direbbe, stando alla divertito scambio di mail di cui sopra). Il suo stile, ben riconoscibile sin dal primo ascolto, definito, acustico, bluesy, cantautorale nel senso più nobile del termine, appare oggi, in un'epoca che sembra aver relegato nei cosiddetti talent show (mai la parola talento è stata svenduta a buon mercato come in questo caso) ogni malriposta speranza, come una boccata d'aria fresca. Di più, come la boccata d'aria fresca che ci salva dall'asfissia. Una voce calda, originale, che si lega a doppio filo con una chitarra acustica
innalzata a ruolo di coprotagonista, Ilaria ci accompagna in un mondo in cui il disordine, quello evocato dal titolo, diventa un paese delle meraviglie in cui muoversi, per tutto il tempo dell'ascolto, libero dai pesi della quotidianità. E qui torniamo alla follia. Mi spiego. Il disordine di cui si parla, va detto, non è disordine mentale (quello è il mio, semmai). È quel disordine di chi, con la propria arte, apre ferite capaci di farci respirare, contrapposto a chi, con l'arte, cura quelle medesime ferite. Le canzoni di Ilaria Pastore, nella loro dolcezza, al contempo aprono ferite necessarie per non lasciarci sopraffare dalla noia, e curano quelle stesse ferite, come solo l'arte, quella con la a maiuscola sa fare. E qui torniamo allo scambio epistolare dell'incipit. La follia. La stessa follia che è protagonista del film del momento, richiamato dalla cover dell'album, Alice nel paese delle meraviglie ("lo sai che tutti i migliori sono matti?" rassicura il papà a una spaventata Alice, spaventata dal proprio essere poco allineata con quella che gli altri ritengono normalità). Disordine vivifico, salvifico. E quindi, per una volta, ben vengano le indicazioni dei ben informati, che ben hanno fatto a far girare il nome di una cantautrice sulla quale, mi ripeto, vale la pena di investire, di scommettere (altri tre nomi da tenere d'occhio, tanto per spacciarmi da ben informato, sono quelli di Angelica Lubian, di Ilenia Volpe e di Elymania, poi mi direte). Ah, visto che lo sport di chi scrive di musica è fare paragoni, il nome che era nell'aria, al fianco del suo è quello di Cristina Donà, lo dico per la cronaca. E ora chiudo e lo faccio con una nota personale, tanto per far venire un po' i nervi alla direttrice. Proprio qualche giorno fa, su facebook, mi ha contattato una ragazza che ha fatto con me un paio di anni di liceo, di passaggio da Ancona al seguito del padre che lavorava in banca. Ci siamo scritti e poi ci siamo sentiti al telefono, dopo oltre vent'anni. Ci siamo raccontati, velocemente, una bella porzione di vita, scoprendo che abitiamo a poche chilometri, entrambi esuli a Milano. A un certo punto la mia amica mi dice, "e così sei diventato scrittore, c'era da scommetterci…" Un po' sorpreso mi sono sentito in dovere di farle notare che all'epoca del liceo l'idea di fare lo scrittore non mi aveva mai neanche lontanamente sfiorato, che è capitato per caso, quando già avevo venticinque anni, molto più tardi di quanto succede di solito. "Lo so", mi ha detto, "ma mica potevi fare un lavoro normale, tu, no?". Non ho capito se fosse un complimento, o cosa. E nell'incertezza non ho voluto chiedere se anche in fondo a quella frase c'era un emoticon o meno. Tutti i migliori sono matti, mi sono però ripetuto per tutto il giorno, manco fossi un sosia di Johnny Depp. Ilaria Pastore, le piaccia o meno, deve essere un po' matta anche lei.